Uscito dalla penna e dal cuore di Alfonso de’ Liguori questo inno natalizio riesce a tradurre in linguaggio musicale e poetico le antiche profezie dell’Antico Testamento, le narrazioni evangeliche e la contemplazione mistica della Nascita del Messia. Nessuna delle “canzoncine spirituali” scritte da Sant’Alfonso può essere considerata un mero esercizio letterario o un artificio musicale. Esse nascono, piuttosto, dalla contemplazione di fede ed hanno come uniche finalità la lode di Dio e l’annuncio del Vangelo ai semplici. Questa produzione letteraria non viene concepita dal De’ Liguori allo scrittoio o al clavicembalo ma nella preghiera e nella contemplazione. L’indagine storica del prof. Cavalletti ha il merito di restituire al suo contesto originario l’ispirazione della più celebre pastorale natalizia italiana. A scopo agiografico, al fine di mettere in evidenza le doti di chiaroveggenza del santo, alcuni biografi posteriori avevano collocato la nascita dell’inno in un’accogliente casa di un parroco di Nola. Tutti gli indizi raccolti dal Cavalletti portano, invece, a sfatare quell’aneddoto e ad individuare il suo luogo ispiratore nella grotta del Beato Felice da Corsano, scavata sotto l’antico convento agostiniano di Deliceto. Questo luogo, legato alle umili origini della Congregazione Redentorista, diviene per il suo santo fondatore la viva rappresentazione della grotta di Betlemme: qui, dove regnano freddo e povertà, allo sguardo contemplativo del mistico tutto rimanda visivamente al Natale del Signore.
Posto sul tratturo della transumanza, quel sacro speco vedeva svernare decine di migliaia di pastori abruzzesi. Alla vista di quelle popolazioni prive di cura pastorale, il cuore generoso del missionario Alfonso de’ Liguori arde di zelo e trova conferma alla sua vocazione di evangelizzare i poveri e i reietti e decide con coraggio di stabilirvi una comunità redentorista per l’assistenza spirituale dei pastori in transumanza e dei contadini. In quel difficile contesto, Alfonso vive – seppur non in maniera stabile – per circa tre anni e celebra nel vecchio e malandato convento e nella grotta del Beato Felice almeno due Solennità del Natale. Vivendo in condizioni di assoluta povertà, circondato dai pastori e al “freddo e al gelo” dell’Appennino Dauno, il nobile partenopeo Alfonso fa esperienza concreta dell’abbassamento del Figlio di Dio, lo contempla e ne trae ispirazione per consegnare a quegli stessi pastori e a quelle genti derelitte un canto capace di parlare al loro cuore.
Lo studio analitico del prof. Cavalletti identifica in quella grotta, il luogo dell’ispirazione e, probabilmente, della redazione di “Tu scendi dalle stelle” ma forse anche della “Novena del Santo Natale”. Il sacro speco di Deliceto, già consacrato dalla preghiera del Beato Felice da Corsano, fondatore della Congregazione Agostiniana della riforma delicetana, divenne la mistica grotta di Betlemme per S. Alfonso e luogo di penitenza per il suo celebre discepolo S. Gerardo Maiella. Allo sguardo superficiale di chi non è allenato alle cose dello Spirito, una grotta può essere solo un luogo deposito o una cantina. Solo i mistici e i poeti riescono a comprendere la “Theologia Loci”, a cogliere, cioè, quel messaggio divino, quella rivelazione soprannaturale di cui possono essere gravidi luoghi e situazioni. Ed Alfonso fu insieme mistico e poeta di straordinario acume.
(cf † Massimiliano Palinuro – Vescovo Vicario Apostolico di Istanbul Prefazione, Giovanni Bosco Maria Cavalletti, A Deliceto come a Betlemme: la grotta che ispirò la pastorale Tu scendi dalle Stelle)
Tu scendi dalle stelle
O Re del Cielo
e vieni in una grotta
al freddo al gelo
e vieni in una grotta
al freddo al gelo
O Bambino mio Divino
Io ti vedo qui a tremar
O Dio Beato
Ahi, quanto ti costò
l’avermi amato!
Ahi, quanto ti costò
l’avermi amato!
A te, che sei del mondo
il Creatore
mancano panni e fuoco
O mio Signore!
mancano panni e fuoco
O mio Signore!
Caro eletto Pargoletto
Quanto questa povertà
più mi innamora!
Giacché ti fece amor
Povero ancora!
Giacché ti fece amor
Povero ancora!
Il Santuario di Santa Maria della Consolazione è situato a cinque chilometri da Deliceto (FG), su uno sperone roccioso sulla valle dell’Alvano, fra i colli dell’Appenino Dauno meridionale.
La grandiosità dell’edificio è frutto di ingrandimenti compiuti, nel corso del suo mezzo millennio di vita, dai vari abitatori che ne hanno adattato le dimensioni alle proprie esigenze di utilizzo, senza, tuttavia, comprometterne l’armonia dell’architettura.
La Consolazione nasce nel 1470 ad opera di un gruppo di frati eremiti dell’Ordine di S. Agostino guidati dal beato Felice da Corsano. Il padre Felice, teologo e studioso, alla Consolazione partorisce una riforma della regola agostiniana, detta, dal luogo dove era nata, Delicetana; qui morì in odore di santità intorno al 1529 dove venne sepolto e il suo corpo venerato fino a un paio di secoli fa. Sotto il Convento della Consolazione è situata una grotta che prende il nome dal beato Felice, il quale era solito ritirarvisi in preghiera e in meditazione.
Nel 1652 gli agostiniani lasciano il Convento della Consolazione che, dopo essere stato affidato dai Vescovi locali per quasi un secolo alle cure di qualche “romito”, viene affidato nel 1744 alla nascente Congregazione del Redentore (redentoristi) che vi rimase fino al 1866.
Alla Consolazione, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dei redentoristi, stabilì la terza casa dell’Ordine, con l’intenzione di svolgere la propria opera missionaria a favore dei poveri e in particolare dei pastori abruzzesi che si incontravano nella zona a causa della transumanza. Sant’Alfonso resta a Deliceto poco più di due anni dove, oltre ad organizzare la nuova casa con le varie modifiche da lui disegnate e all’attività di insegnamento ai novizi residenti alla Consolazione, si dedica alla pittura (dipinge una natività nella chiesa e restaura il quadro della Madonna della Consolazione lasciato dagli agostiniani) e all’elaborazione di opere di teologia e di culto, tra le quali la monumentale Teologia morale. Qui inoltre scrive poesie e “canzoncine” da usare nelle missioni che presto diverranno popolari e famose, come “Tu scendi dalle stelle”.
Tra tutti i redentoristi che hanno vissuto alla Consolazione, probabilmente il più conosciuto e venerato è S. Gerardo Maiella. Questo fratello di grande umiltà e penitenza, conosciuto per la sua esemplare obbedienza, per gli straordinari doni mistici di conoscenza dei cuori e per il fervore missionario, trascorrerà a Deliceto cinque anni, dal 1749, quasi tutta la sua vita religiosa, che concluderà a Caposele, nel Convento di Materdomini, dove muore nel 1755. Al Convento della Consolazione, che l’ha visto nascere e crescere alla vita religiosa, ha lasciato un prezioso ricordo: un busto di cartapesta dell’Ecce Homo realizzato da lui stesso e oggi custodito nella cappella a lui dedicata.
Dal 1993 il Santuario - Convento della Consolazione è affidato, dall’Arcivescovo di Foggia-Bovino, alla Comunità Mariana Oasi della Pace, che oltre a portare avanti le tradizioni spirituali legate alla Consolazione, si impegna a promuovere una forte spiritualità eucaristica e mariana.
Alcune ricorrenze importanti del Santuario sono: l’antico pellegrinaggio mariano devozionale del 7 maggio e la solennità della Beata Maria Vergine della Consolazione il 20 giugno.
Sotto l’antico convento agostiniano di Deliceto è situata una grotta che prende il nome dal beato Felice da Corsano. In questa grotta il beato era solito ritirarsi in preghiera e raccoglimento per lunghi periodi. La grotta, probabilmente di origine naturale e poi ampliata, è formata da tre vani, con un piccolo foro che si apre all’esterno a mo’ di finestrella dal quale, secondo la leggenda, un corvo portava al beato il pane, ed un Angelo andava a visitarlo. Il beato Felice morì alla Consolazione in odore di santità intorno al 1529 dove venne sepolto. Ora le sue reliquie sono custodite nella Chiesa della Consolazione presso l’altare maggiore.
Il padre Antonio Maria Tannoia, (1727-1808) scriveva riguardo il beato Felice in particolare della Grotta: “La fiducia che si avvea nella sua intercessione faceva a che da ogni parte vi venisse della gente per venerarlo. L’oggetto però di loro pietà e di loro divozione, era la Grotta, ove egli per trent’anni lontano dal mondo, aveva servito a Dio, ed a Maria Santissima”.
Tutti gli indizi raccolti da accurate ricerche, tra le quali di particolare importanza per il rigore scientifico risulta quella del prof Gianbosco Cavalletti, portano ad individuare il luogo ispiratore della famosa “canzoncina” composta da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nella grotta del Beato Felice da Corsano. Eravamo infatti nel 1744, nel pieno della preparazione al Natale, e non passò inosservato a S. Alfonso il collegamento tra la venerazione della sacra immagine di Maria Santissima della Consolazione, che tanto ricordava la nascita di Gesù, e la grotta del beato Felice, mistica testimonianza della vita eremitica del fondatore agostiniano del Convento e meta di pellegrinaggi non solo da parte dei Delicetani.
Questo luogo, legato alle umili origini della Congregazione Redentorista, diviene per il suo santo fondatore la viva rappresentazione della grotta di Betlemme: qui, dove regnano freddo e povertà, allo sguardo contemplativo del mistico tutto rimanda visivamente al Natale del Signore. Il sacro speco di Deliceto, già consacrato dalla preghiera del Beato Felice da Corsano, fondatore della Congregazione Agostiniana della riforma delicetana, divenne la mistica grotta di Betlemme per S. Alfonso e luogo di penitenza per il suo celebre discepolo S. Gerardo Maiella.
Già dal 1748, ad appena un anno dal trasferimento di S. Alfonso, nella chiesa-grotta più non si svolgevano le funzioni liturgiche, e questo a causa dei danni provocati dalla parziale demolizione delle strutture soprastanti il convento. Nell’aprile del 1750 la pietà del padre Tannoia, novizio in Pagani ma per motivi di salute ospite in quei giorni nella casa di Deliceto, e la grande devozione che il futuro San Gerardo Maiella nutriva per il beato Felice e la sua grotta, mossero i due a rimuoverne i detriti restituendo il sacello alla devozione dei fedeli.
Giungiamo ai nostri giorni dove da più di quaranta anni, la popolazione di Deliceto, in occasione del Natale, organizza con creatività e passione il Presepio vivente che ha il suo culmine nella Natività situata nella Grotta del Beato Felice.
Deliceto ha origini risalenti con molta probabilità alla protostoria, età che vide riversarsi nella Penisola una molteplicità di gente da regioni indoeuropee. Suo embrione, in effetti, dovrebbe essere il rione “Pesco”, fatto di grotte, scavate nel frontone dello sperone Elceto da popolazioni osco-italiche, e suo insediamento di base un accampamento permanente costruito dai Romani, luogo in cui oggi si trova il rione “Piazza alta”, per controllare gli indigeni che mal sopportavano il loro dominio. Il castro, nato in una zona dove vegetava l’elce venne detto “Elceto” da cui poi derivò il nome “Deliceto”. In età imperiale Deliceto si fortificò, più che ampliarsi, sotto i Longobardi, quando fu elevata a vedetta subappenninica del Ducato di Benevento. Ebbe, allora, nella seconda metà del IX secolo, il castello, costruito per l’arroccamento della popolazione durante le incursioni dei Saraceni.
Si evolse in marchesato nel 1463 con Ferdinando I d’Aragona il quale, bisognoso di un partito in sua difesa nella Capitanata filoangioina, la elevò a quel grado (… marchesato) e la concesse al genero Antonio Piccolomini, nipote, tra l’altro, di papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini. Il marchese si stabilì a Deliceto con una colonia di Albanesi. Ciò determinò l’ampliamento dell’abitato a occidente, in un agro detto “Escleta”. Nacque il rione “Piazza bassa” (odierna Annunziata), che nella sua trama a scacchiera riprodusse il modello del nucleo originario. La corte marchesale ebbe sede lungo l’asse viario principale (odierno “corso Margherita”) e comprese i palazzi Piccolomini (oggi D’Ambrosio) e Apotrino (oggi De Maio); la chiesa del Purgatorio (oggi di “Sant’Anna e Morti”) e l’Abbazia di san Nicola (odierna chiesa dell’Annuziata).
Il popolo delicetano si sentì sommamente onorato di avere alla sua guida il nipote del Sommo Pontefice Papa Pio II, e chiamò la sua dimora “Palazzo del Papa”. Sotto i Piccolomini, nel XV secolo, sorse il convento di “Santa Maria della Consolazione”, in località “Valle in Vincoli” su richiesta del monaco agostiniano Felice da Corsano. Il feudo di Deliceto, pur restando sempre un bene di natura demaniale, passò dai Piccolomini ai Bartirotti e da questi ai Miroballo, casate imparentate tra loro. Ultimo marchese di Deliceto fu Cesare Miroballo, che morì senza eredi nel 1790. Con la sua scomparsa il castello e le terre ad esso annesse passarono al Fisco e Deliceto divenne “Città Regia”. Ai Moti insurrezionali del 1820-21 alcuni Delicetani parteciparono con ardore, convinti della necessità di dare al Regno delle Due Sicilie una monarchia costituzionale; a quelli del ’48 buona parte del popolo insorse per reclamare i propri diritti alla spartizione delle terre feudali ed ecclesiastiche. L’acceso nazionalismo del primo Novecento rese orgogliosi i giovani delicetani di partecipare alla Prima Guerra Mondiale e di combattere per l’annessione di Trento e Trieste sottomesse all’Austria. Meno sentito fu l’intervento alla Seconda Guerra Mondiale della quale non si condividevano le finalità.
Oggi Deliceto è uno dei paesi più attivi del Subappennino meridionale, grazie alla naturale intraprendenza dei suoi cittadini, che non si fermano di fronte agli ostacoli e si adoperano ingegnosamente nella ricerca di lavori decorosi.
Sant’Alfonso viene canonizzato nel 1839 e decretato da papa Pio IX Dottore della Chiesa nel marzo 1871. Si ricorda soprattutto per la sua tutela dei moralisti, come dal titolo conferitegli da papa Pio XII nel 1950.
L’attualità del santo di Napoli sta nel fatto che, pur contrastando nella sostanza il relativismo morale e riconoscendo la Chiesa cattolica come suprema maestra, diede spazio alle “voci interiori della coscienza” e mantenne una posizione di equilibrio e di pratica prudenza tra i due estremi del rigorismo e del lassismo. Tale posizione affiora in quasi tutte le sue numerosissime opere di meditazione e di ascetica, ma soprattutto è sempre presente nell’ancora oggi studiata Theologia moralis.
Alfonso Maria de’ Liguori nacque il 27 settembre 1696 a Marinella, nei pressi di Napoli, nel palazzo di villeggiatura della nobile famiglia: il padre Giuseppe era ufficiale di marina e la madre, Anna Cavalieri, apparteneva al casato dei marchesi d’Avenia. Egli fu il primo dei loro otto figli e crebbe all’insegna di una robusta educazione religiosa, addolcita però sempre da sentimenti di compassione nei riguardi dell’infelicità altrui. Si suole suddividere la sua vita in cinque distinti periodi, in ognuno dei quali la personalità si arricchiva o si modulava con tanta fede in Gesù e con grande devozione a Maria e alle sue “glorie”.
Fino a ventisette anni prevalsero gli studi privati nel campo della musica, delle scienze, delle lingue e del diritto, seguiti da una iniziale brillante carriera forense. Questa si interruppe improvvisamente per una delusione provata in un processo giudiziario tormentato di falsità. Tra il 1723 e il 1732 si colloca il periodo ecclesiastico con l’ordinazione sacerdotale nel 1726 e l’esercizio ad ampio raggio del ministero. Quando nel 1730 fu mandato a Scala, sopra Amalfi, esplose la sua spiritualità con la fondazione due anni dopo e poi la diffusione della Congregazione del SS. Salvatore, successivamente approvata dal papa Benedetto XIV come Congregazione del SS. Redentore.
L’intento era quello di imitare Cristo, cominciando dai redentoristi stessi, i quali andavano via via operando per la redenzione di tante anime con missioni, esercizi spirituali e varie forme di apostolato straordinario. Nel 1744 costituisce la terza casa della nascente congregazione al Santuario della Consolazione, presso Deliceto (FG).
Mantenendo la carica di Rettore Maggiore della Congregazione, Alfonso Maria de’ Liguori fu poi, dal 1762 al 1775, vescovo di S. Agata dei Goti, centro oggi in provincia di Benevento e allora sede episcopale di un’area montagnosa, povera e bisognosa di ogni forma di aiuto, al quale il santo rispose con generosità.
Ammalato di artropatia deformante e quasi cieco, dopo dodici anni di direzione diocesana, Alfonso Maria si dimise e si ritirò nella casa dei suoi fratelli a Nocera de’ Pagani, in provincia di Salerno, tra preghiere e meditazioni. Là morirà il 1° agosto 1787, non senza avere prima subito la dura tribolazione di uno sdoppiamento dei suoi confratelli, ciò che si ricompose soltanto sei anni dopo la sua morte. La Chiesa universale lo ricorda solennemente ogni anno in occasione del dies natalis.

Sergio Franchi (nato il 6 aprile 1926 - morto il 1° maggio 1990) è stato un tenore e attore italo-americano che ha riscosso successo negli Stati Uniti e a livello internazionale dopo essersi fatto notare in Gran Bretagna all'inizio degli anni '60. Nel 1962, la RCA Victor gli fece firmare un contratto di sette anni e nell'ottobre dello stesso anno Franchi apparve al The Ed Sullivan Show e si esibì alla Carnegie Hall.
Franchi divenne una star a Las Vegas e recitò in concerti e cabaret in diversi continenti. Le sue prime ambizioni e i suoi studi erano stati orientati verso una carriera lirica, ma trovò invece la sua nicchia nella musica popolare e romantica. Franchi recitò in commedie musicali sul palcoscenico, apparve in numerosi programmi televisivi di varietà e recitò in un importante film. Divenne cittadino americano nel 1972. Dopo aver raggiunto il successo, Franchi fu un benefattore e filantropo, donando il suo tempo e il suo talento a molte cause. Fu insignito postumo del titolo di cavaliere dell'Ordine al Merito (Stella al merito del lavoro) dal governo italiano.
Sergio Franchi registrò la canzone “Tu Scendi dalle Stelle” nel 1965, in una versione bilingue italiano-inglese.
Luciano Pavarotti (nato il 12 ottobre 1935 - morto il 6 settembre 2007) è stato un tenore lirico italiano che nella parte finale della sua carriera è passato alla musica popolare, diventando uno dei tenori più acclamati di tutti i tempi. Ha registrato numerose opere complete e singole arie, guadagnandosi fama mondiale per il suo timbro e il soprannome di “Re dei Do acuti”.
Come uno dei Tre Tenori, che si esibirono per la prima volta durante i Mondiali di calcio del 1990 davanti a un pubblico globale, Pavarotti divenne famoso per i suoi concerti televisivi e le sue apparizioni sui media. Dall'inizio della sua carriera professionale come tenore nel 1961 in Italia alla sua ultima esibizione di “Nessun dorma” alle Olimpiadi invernali del 2006 a Torino, Pavarotti ha dato il meglio di sé nelle opere belcantistiche, nei ruoli verdiani precedenti all'Aida e nelle opere di Puccini come La bohème, Tosca, Turandot e Madama Butterfly. Ha venduto più di 100 milioni di dischi e la prima registrazione dei Tre Tenori è diventata l'album classico più venduto di tutti i tempi. Pavarotti era anche noto per il suo impegno nel sociale a favore dei rifugiati, tra gli altri. È stato nominato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 1988 ed è morto di cancro al pancreas.
Luciano Pavarotti ha registrato la canzone “Tu Scendi dalle Stelle” nel 1997, solo nella versione italiana.
Andrea Bocelli (nato il 22 settembre 1958) è un tenore italiano. È diventato famoso nel 1994 dopo aver vinto la sezione nuovi talenti del 44° Festival della Canzone Italiana di Sanremo con il brano “Il mare calmo della sera”.
Dal 1994 Bocelli ha registrato 15 album da solista di musica pop e classica, tre raccolte dei suoi più grandi successi e nove opere complete, vendendo oltre 90 milioni di dischi in tutto il mondo. Ha riscosso successo come artista crossover, portando la musica classica in cima alle classifiche pop internazionali. Il suo album Romanza è uno degli album più venduti di tutti i tempi, mentre Sacred Arias è l'album classico più venduto da un artista solista nella storia. My Christmas è stato l'album natalizio più venduto del 2009 e uno degli album natalizi più venduti negli Stati Uniti. L'album Sì del 2019 ha debuttato al primo posto nella UK Albums Chart e nella US Billboard 200, diventando il primo album di Bocelli al primo posto in entrambi i paesi. La sua canzone “Con te partirò”, un duetto con Sarah Brightman tratto dal suo secondo album Bocelli, è uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.
Nel 1998, Bocelli è stato nominato una delle 50 persone più belle dalla rivista People. Ha duettato con Celine Dion nella canzone “The Prayer” per il film d'animazione Quest for Camelot, che ha vinto il Golden Globe per la migliore canzone originale ed è stato nominato per l'Oscar alla migliore canzone originale.
Nel 1999 è stato nominato Miglior Artista Esordiente ai Grammy Awards. È entrato nel Guinness dei Primati con l'uscita del suo album di musica classica Sacred Arias, conquistando contemporaneamente le prime tre posizioni nella classifica degli album classici statunitensi.
Bocelli è cieco dall'età di 12 anni a causa di un incidente durante una partita di calcio. Nel 2006 è stato nominato Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e il 2 marzo 2010 è stato insignito di una stella sulla Hollywood Walk of Fame per il suo contributo al teatro dal vivo. Nel 2022 ha ricevuto la medaglia d'oro al merito in Serbia.
Andrea Bocelli ha registrato la canzone “Tu Scendi dalle Stelle” nel 2009, solo nella versione italiana.
Luciano Lamonarca (nato l'11 agosto 1978) è un tenore italo-americano, artista crossover, relatore, filantropo e produttore di eventi. Si è esibito sotto il patrocinio e l'egida delle Nazioni Unite, dell'UNESCO, dell'Unione Europea, della Presidenza della Repubblica Italiana e del Ministero degli Affari Esteri italiano.
Tra i luoghi in cui si è esibito figurano l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Lincoln Center, la Carnegie Hall, il Madison Square Garden, il Museo del Liechtenstein a Vienna e il Teatro Politeama di Palermo. Con oltre trecento esibizioni in eventi di beneficenza al 2022, il coinvolgimento in numerose cause caritatevoli e l'impegno a fare arte con uno scopo, Luciano Lamonarca si è giustamente guadagnato il soprannome di “Tenore della Buona Volontà”. Luciano ha ricevuto il premio come “Miglior cantante maschile” al Catholic Music Award tenutosi in Vaticano nel luglio 2025 con “La Canzone di San Pio”.
Luciano Lamonarca ha registrato la canzone “Tu Scendi dalle Stelle” nel 2025, nelle versioni italiana, inglese e spagnola, in occasione del 270° anniversario della prima pubblicazione della canzone.
La canzone “Tu Scendi dalle Stelle” è uno dei brani natalizi più amati.
Il video musicale racconta la natività di Gesù come in un sogno. Un sogno di due persone: l'artista, il tenore Luciano Lamonarca che da New York rivive i momenti della sua infanzia che lo hanno portato a registrare la canzone nella città di New York City, e Sant'Alfonso de' Liguori, il compositore di “Tu Scendi dalle Stelle”, che rappresenta i momenti che potrebbero aver ispirato il Santo a comporre la canzone mentre visitava la Grotta di San Felice di Corsano, immaginando il luogo di nascita di Gesù.
La nostra speranza è che attraverso questa canzone, ora disponibile in inglese e spagnolo, molte più famiglie in tutto il mondo possano essere ispirate affinché questo le porti a riunirsi per celebrare la nascita di Gesù con una rinnovata speranza per un mondo migliore.
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